Fra’ Marcellino l’eretico: maestro di Giordano Bruno.

 

Nell’Archivio di Stato di Napoli -organo periferico del Ministero per i beni e le attività culturali- che provvede alla conservazione e alla promozione del suo ricco patrimonio documentario come fonte per la memoria storica, è stato ritrovato un documento che riguarda la vita di Giordano Bruno, (1548 – 1600), filosofo, scrittore e frate domenicano, che ha stretta attinenza con padre Giuseppe Maria Marcello di Tegnòla Capàca detto fra’ Marcellino e del quale, dice, esserne discepolo e grande studioso.

Gli appunti di Giordano Bruno su fra’ Marcellino datano la sua scomparsa dal convento dei frati Cappuccini di Mesagne all’A.D. 1562 dal giorno 28 di agosto perché accusato di eresia, di false profezie e oscenità; e questo concorda con appunti, memorie ed atti successivi che inquadrano la vita e le opere del nostro fraticello ma riducono a 4 secoli e mezzo la data della profezia ultima, se questa si avvererà il 28 agosto 2012.

Giuseppe Maria Marcello di Tegnòla Capàca detto fra’ Marcellino come Savonarola, del quale si racconta esserne l’epigono, asseriva di aver avuto il dono della profezia. Nei suoi scritti sviluppa una vera e propria teologia della profezia cristiana ed annuncia chiaramente in nome di Dio i flagelli per l’Italia e per la Chiesa: “… In questi tre modi abbiamo avute e conosciute le cose future, alcune in uno alcune in un altro; benché in qualunque di questi modi io le abbia avute, sempre sono stato certificato della verità per el lume predetto. Vedendo lo onnipotente Dio multiplicare li peccati della Italia, massime ne li capi così ecclesiastici come seculari, non potendo più sostenere, determinò purgare la Chiesa sua per uno gran flagello.”

Ora, non bisogna pensare che un convento fosse esclusivamente un’oasi di pace e di meditazione di spiriti eletti: soltanto in tre anni, nei confronti dei frati di San Domenico furono emesse diciotto sentenze di condanna per scandali  sessuali, furti e perfino omicidi: non deve pertanto stupire il disprezzo che padre Giuseppe Maria Marcello di Tegnòla Capàca (Pisa), detto fra Marcellino ostentò sempre nei confronti dei frati, ai quali rimproverò in particolare la mancanza di cultura; e non solo.

Lo stesso Giordano Bruno fece protagonista della sua commedia Candelaio proprio un suo confratello, un fra Bonifacio da Napoli, candelaio, ossia sodomita.

A conferma dell’influenza che lo stesso Bruno ebbe dai libri in guisa di diario di fra’ Marcellino, scrive: “…ebbi la possibilità di formarmi un’ampia cultura nel convento di san Domenico Maggiore, famoso per la ricchezza della sua biblioteca ma dove, come negli altri conventi, erano vietati i libri di Erasmo da Rotterdam e di Giuseppe Maria Marcello di Tegnòla Capàca che, però, mi procurai in parte, leggendoli di nascosto.”

L’esperienza conventuale di Giordano Bruno fu in ogni caso decisiva: vi poté fare i suoi studi, formare la sua cultura leggendo di tutto: di Aristotele e di Tommaso d’Aquino, di san Gerolamo e di san Giovanni Crisostomi, di Marsilio Ficino, di Raimondo Lullo, di Nicola Cusano e di padre Giuseppe Maria Marcello di Tegnòla Capàca (Pisa), detto fra Marcellino che fu presente anche come aggravante nel capo d’accusa per eresia e la conseguente condanna al rogo dello stesso il 17 febbraio 1600, in piazza Campo dei Fiori in Roma.

 

 

 

 

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